Un nuovo sguardo sulla salute attraverso la medicina omeopatica e sistemica.

Ritrovare l’equilibrio tra mente e corpo.

Sempre più verso una medicina della complessità.

 

Oggi, più di 275 milioni di persone nel mondo convivono con un disturbo d’ansia; e un numero quasi equivalente di esseri umani è affetto da depressione.

Secondo uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) del 2020, nei soli Stati Uniti (USA) il 40% degli adulti americani lotta con problemi di salute mentale o abuso di sostanze.

Si tratta di decine e decine di milioni di individui. Per la maggior parte in terapia farmacologica continuativa. Una enormità!

Tralasciando – per carità di patria – le statistiche nostrane, questi disturbi, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, costano all’economia globale oltre 1 trilione di dollari ogni anno, a causa della perdita di produttività e dell’aumento della spesa sanitaria.

Parallelamente, i dati ci dicono che le persone con disabilità fisiche e patologie croniche affrontano una realtà fatta di esiti clinici peggiori, minor accesso all’istruzione e al lavoro; e maggiori probabilità di povertà.

A prescindere dalla causa primaria – sia essa psicologica, sociale o prettamente fisica – è evidente che molti pazienti non ricevono i servizi sanitari necessari.

Di fronte a questo scenario, si impone per tutti noi una riflessione radicale: è tempo di rivoluzionare il paradigma della salute, superando la dicotomia mente-corpo (molte sono in realtà le dicotomie o le false dicotomie da superare!!) e promuovendo un approccio clinico-terapeutico realmente integrato, sinergico e centrato sulla persona.

In questo contesto, l’omeopatia si propone come una medicina sistemica e regolativa, capace di leggere e accompagnare l’individuo in tutte le sue dimensioni: biologica, psichica, relazionale e spirituale, dalla sperimentazione farmacologica, alla terapia personalizzata.

L’omeopatia è medicina delle connessioni.

Essa, nella sua impostazione hahnemanniana e moderna, parte da un presupposto epistemologico robusto: la malattia è espressione di uno squilibrio biologico, funzionale dinamico dell’organismo, che va visto e compreso nella sua interezza, nella sua totalità, nella sua unicità.

E ogni sintomo, fisico o psichico, è un segnale significativo del modo in cui il sistema vivente reagisce in modo unitario a stimoli interni e/o esterni.

La medicina omeopatica non enuclea la sofferenza mentale da quella organica, non separa nulla. Me considera le sofferenza mentale e quella organica, come manifestazioni diverse, polimorfe di un’unica e unitaria disarmonia funzionale profonda. E ne ricerca le correlazioni.

L’approccio clinico della omeopatia in medicina, deriva dal continuo studio dei dati farmacologici sperimentali ottenuti con basse e/o alte diluizioni/dinamizzazioni secondo i modelli hahnemanniani.

Ed è all’interno di questi modelli sperimentali complessi che trova le sue ragioni l’approccio medico-clinico privilegiato dall’omeopatia, centrato su dati patogenetici sperimentali correlati alle sostanze utilizzate in diluizione, e sinergici alla dinamica realtà fisiopatologica del malato. 

In questo senso, il trattamento omeopatico non si limita a “curare l’ansia” o la “depressione” come etichette diagnostiche, nosografiche diverse.

Ma ricerca la realtà unitaria funzionale che è a monte – anche in termini epigenetici transgenerazionali – dei fenomeni “patologici”; per poi stimolare la capacità individuale di regolazione, di resilienza e di adattamento del malato, sostenendo la fisiologia dell’organismo in modo unitario verso un nuovo equilibrio funzionale.

Questa visione medica, è particolarmente importante per le persone con disabilità da malattie croniche, le cui difficoltà non sono soltanto meccaniche o neurologiche, o altro, ma coinvolgono profondamente l’identità, l’autonomia, la qualità e la storia biologica di vita.

Nel quadro di una medicina sistemica sinergica e umanistica, l’omeopatia si pone in dialogo con la psicologia, la medicina funzionale, le neuroscienze affettive e la neuro-psico -endocrino-immunologia (PNEI), ecc. contribuendo ogni giorno alla costruzione di protocolli terapeutici innovativi, personalizzati, fondati sull’ascolto, l’empatia clinica e la valorizzazione delle risorse biologiche individuali.

Rivoluzionare il futuro del benessere mentale e fisico significa andare verso un nuovo modello di salute integrale, che si ponga oltre l’approccio sintomatico e specialistico e recuperi una visione unitaria della persona umana. Significa ripensare l’organizzazione dei servizi sanitari, il linguaggio della medicina, i percorsi formativi dei professionisti, i percorsi terapeutici e le aspettative culturali dei cittadini.

In questa prospettiva, l’omeopatia può offrire non solo soluzioni di cura, ma un paradigma di salute centrato sulla complessità, la relazione e la responsabilità.

È una medicina che accompagna il paziente, non lo etichetta. Che stimola il potenziale, non lo riduce alla patologia. E che, proprio per questo, può essere uno strumento decisivo per una nuova ecologia della salute, capace di includere tutti, senza lasciare indietro nessuno.

F.to Equipe Medica Simoh Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana

 

Per approfondire:

 

Comunicazione a cura di:
Centro Ricerche Salute Globale SIMOH
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