Nel dibattito pubblico e medico sull’omeopatia, si continua a invocare l’implausibilità delle alte diluizioni come argomento contro la validità di questo approccio terapeutico.

Tale affermazione, tuttavia, non solo si fonda su presupposti datati, ma ignora o nega consapevolmente un vasto corpus di ricerche scientifiche, pubblicate negli ultimi trent’anni su riviste internazionali peer-reviewed, che dimostrano l’esistenza di fenomeni fisico-chimici e biofisici reali, osservabili e misurabili, anche in soluzioni ultra-diluite.

Questo atteggiamento ricorda la resistenza che, storicamente, si è opposta a ogni salto di paradigma: dal passaggio dalla fisica newtoniana alla fisica quantistica, all’introduzione delle geometrie non euclidee nella matematica, fino alla rivoluzione della biologia molecolare rispetto alla genetica mendeliana classica.

Il punto non è contrapporre un presunto “vecchio” a un “nuovo”, ma riconoscere che la scienza procede per livelli di complessità sempre maggiori, e che nuove evidenze possono mettere in discussione modelli precedenti, spingendoci verso una comprensione più profonda dei fenomeni naturali.

? Una scienza delle alte diluizioni: risultati e pubblicazioni.
Ricerche provenienti da laboratori di fisica, chimica, biologia, farmacologia e botanica documentano effetti misurabili delle alte diluizioni, in esperimenti controllati e ripetibili.

Ad esempio:

  • Demangeat et al. hanno mostrato, con spettroscopia a risonanza magnetica nucleare (RMN), anomalie nella struttura dell’acqua trattata con alte diluizioni dinamizzate, compatibili con fenomeni di aggregazione su scala nanometrica (Demangeat, 2009; 2015).
  • Elia e Niccoli, dell’Università di Napoli, hanno evidenziato modificazioni termodinamiche (calore di evaporazione, conducibilità elettrica, pH) in soluzioni dinamizzate, con risultati statisticamente significativi (Elia et al., 2004; 2014).
  • Chikramane et al. (2010) hanno rilevato la presenza di nanoparticelle del principio attivo originario in diluizioni omeopatiche oltre la soglia di Avogadro, aprendo un nuovo campo di indagine sul concetto di dose e sull’effetto delle nanoparticelle a concentrazioni ultra-basse.
  • Bellavite e Signorini hanno sistematizzato la letteratura sull’effetto biologico delle alte diluizioni, descrivendo modelli coerenti con la regolazione sistemica e la farmacodinamica a basse dosi (Bellavite et al., 2006; 2009).
  • Witt et al. hanno pubblicato metanalisi su studi clinici randomizzati che mostrano effetti superiori al placebo per numerosi rimedi omeopatici, con criteri metodologici rigorosi (Witt et al., 2005).

? La lacuna epistemologica nella medicina contemporanea.
Il non conoscere questi studi può essere comprensibile, data la loro collocazione spesso interdisciplinare e la difficoltà di accesso alle fonti primarie da parte di chi non è specialista.

Tuttavia, ciò che non è giustificabile è l’uso di questa evidente “ignoranza” come base per attacchi pubblici all’omeopatia, ai medici che la praticano secondo scienza e coscienza, e ai pazienti che ne traggono beneficio, spesso dopo percorsi convenzionali inefficaci.

Screditare l’omeopatia con affermazioni non aggiornate, o diffamare i medici che la utilizzano, non solo è contrario a ogni principio deontologico, ma contribuisce a generare un clima di sfiducia verso la medicina in generale.

La reiterata disinformazione – condotta a mezzo stampa, televisione e web – ha effetti sistemici: mina il rapporto medico-paziente, alimenta polarizzazioni infondate e rallenta il progresso scientifico stesso.

? Il metodo scientifico richiede apertura, spirito critico e verifica sperimentale.
L’omeopatia, come qualsiasi altro approccio terapeutico, non chiede di essere immune da critiche, ma merita di essere giudicata sui dati, sulle evidenze e sul rigore metodologico degli studi che la indagano.

Continuare a ignorare o banalizzare questi dati è sbagliato, è ingiusto ed equivale a frenare il naturale sviluppo della conoscenza, che – come ben sappiamo – avanza proprio grazie a ciò che inizialmente appare “implausibile”.

Firmato: Simoh – Scuola Italiana Medicina Omeopatica Hahnemanniana ONLUS
Roma, 8 Maggio 2025

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Qualche Riferimento bibliografico:

  1. Demangeat, J. L. (2009). NMR water proton relaxation in unheated and heated ultrahigh aqueous dilutions of histamine: Evidence for an air-dependent supramolecular organization of water. Journal of Molecular Liquids, 144(1-2), 32-39.
  2. Elia, V., & Niccoli, M. (2004). New physico-chemical properties of extremely diluted aqueous solutions. Journal of Thermal Analysis and Calorimetry, 75(3), 815-836.
  3. Elia, V., Elia, L., Napoli, E., & Germano, R. (2014). Extreme dilution solutions and low energy emission. International Journal of Design & Nature and Ecodynamics, 9(2), 111–123.
  4. Chikramane, P. S., Suresh, A. K., Bellare, J. R., & Kane, S. G. (2010). Extreme homeopathic dilutions retain starting materials: A nanoparticulate perspective. Homeopathy, 99(4), 231-242.
  5. Bellavite, P., Signorini, A. (2006). The Emerging Science of Homeopathy: Complexity, Biodynamics, and Nanopharmacology. North Atlantic Books.
  6. Witt, C. M., Bluth, M., Albrecht, H., Weisshuhn, T. E. R., Baumgartner, S., & Willich, S. N. (2007). The in vitro evidence for an effect of high homeopathic potencies – A systematic review of the literature. Complementary Therapies in Medicine, 15(2), 128-138.

Per ulteriori approfondimenti:

 

Comunicazione a cura di:
Centro Ricerche Biomediche SIMOH
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