nutrizione e sportSalute: dieta mediterranea, attività fisica e ridotto consumo di frutti di mare per la Malattia di Alzheimer.

Elaborate 7 semplici linee guida per la prevenzione.

 

Negli ultimi tempi sempre più studi scientifici sottolineano l’importanza dell’alimentazione nella prevenzione della Malattia di Alzheimer.

Tra questi, non ultimo, anche lo studio americano effettuato a New York dalla Columbia University e pubblicato su Neurology nel 2012, dimostrando – dopo aver preso in esame per un anno e mezzo 1.219 newyorchesi con più di 65 anni di età, senza turbe cognitive – che un menu a base di verdure, frutta secca e pesce fornisce buone possibilità di allontanare il rischio Alzheimer, in particolare per quanto concerne le turbe cognitive leggere che spesso precorrono la malattia stessa.

Ma se ormai sottolineare l’importanza di una corretta dieta mediterranea costituisce un dato quasi acquisito, ora altri scienziati hanno voluto elaborare  delle semplici, ma importanti linee guida che possano aiutare a prevenire la devastante e mortale malattia di Alzheimer.

Come è ormai noto, l’Alzheimer è una tra le più gravi forme di demenza. E dell’Alzheimer non esiste cura allo stato attuale delle cose, sebbene la ricerca scientifica abbia già compiuto diversi passi avanti, in particolare nel campo della diagnostica. Per cui, il modo migliore di combattere l’Alzheimer rimane, ad oggi, la prevenzione.

Proprio in questa direzione va, quindi, un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista Neurobiology of Aging e condotto da un team internazionale di ricercatori coordinati dal prof. Neal D. Barnard  della George Washington University School of Medicine.

In questa ricerca gli scienziati hanno elaborato 7 linee guida  che possono essere particolarmente utili nella prevenzione.

dr Neal Barnard

dr Neal Barnard

Le regole d’oro – come sono state definite – fanno seguito alla richiesta fatta ai ricercatori della George Washington University School of Medicine durante l‘International Conference on Nutrition and the Brain – tenutasi a Washington il 19-20 luglio 2013 – di trovare un insieme di pratiche e misure, seppur preliminari, da consigliare al pubblico.

Il Prof. Barnard e i suoi colleghi hanno stilato queste regole che coniugano insieme l’alimentazione e l’attività fisica, visto che anche diversi studi precedenti avevano suggerito come lo stile di vita sbagliato e fattori dietetici possano aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Per stile di vita e dieta sani, i ricercatori intendono la riduzione dell’assunzione di grassi saturi e grassi trans, che ritroviamo in grandi quantità nei dolci industriali e nei cibi fritti; mangiare invece molte verdure, legumi, frutta e cereali integrali; e poi noci e frutta secca per aumentare le dosi di vitamina E.

Ma anche carne (quella rossa in misura molto limitata), salmone, merluzzo, latte, formaggio e uova per ottenere buone dosi di vitamina B12.

Una menzione a parte meritano gli integratori vitaminici: su questo fronte, gli esperti consigliano di scegliere integratori che non contengano ferro o rame.

L’importanza del controllo dei livelli di assunzione di rame, a partire da un semplice test del sangue (C4D, è una specifica conclusione alla quale è recentemente giunto anche un’altro studio, tutto italiano, pubblicato su Annals of Neurology sempre nel 2014. Questa ricerca, condotta dai Centri Fatebenefratelli di Roma (Isola Tiberina) e di Brescia, con l’Università Cattolica-Policlinico Gemelli, ha, infatti, dimostrato l’esistenza di un legame diretto tra cattivo assorbimento del rame ed evoluzione della malattia di Alzheimer.

D’altro canto sempre il Prof. Barnard nella sua ricerca sottolinea, inoltre, quanto sia importante scongiurare anche l’assorbimento di alluminio, evitando per quanto possibile l’uso di farmaci antiacido, pentole, lieviti in polvere o altri prodotti che contengano alluminio.

Altro suggerimento fondamentale è quello di mantenersi attivi: secondo Barnard e colleghi, l’ideale è  camminare a passo svelto per almeno 40 minuti, tre volte alla settimana. E poi dormire almeno sette ore ogni notte e mantenere la mente attiva dedicando 30-40 minuti di attività come i cruciverba e simili che sono un toccasana per la salute del cervello.

Queste semplici regole, che prevedono una dieta sana e un regolare esercizio fisico, secondo i ricercatori sono un buon modo per ridurre il rischio di sviluppare la demenza o la malattia di Alzheimer.

Oltre al Prof. Barnard gli altri autori dello studio sono: Ashley I. Bush, MD, PhD, Antonia Ceccarelli, MD, PhD, James Cooper, MD, AGSF, FACPM, Celeste A. de Jager, PhD, Kirk I. Erickson, PhD, Gary Fraser, MBChB, PhD, Shelli Kesler, PhD, Susan M. Levin, MS, RD, Brendan Lucey, MD, Martha Clare Morris, PhD, Rosanna Squitti, PhD.

Comunicazione a cura di:
Centro Ricerche Biomediche
SIMOH, Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana
Via Giovanni Miani, 8 – 00154 Roma
Tel. 06.5747841 – Fax 06.57288203