“L’aumento delle malattie croniche tra bambini e adolescenti rappresenta una delle sfide sanitarie più urgenti in Europa, in quanto incide direttamente sulla qualità della vita, sull’equità sociale e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nel lungo periodo.”
— World Health Organization, European Health Report 2021Riflessioni dal Think Tank SIMOH – Cenacolo hahnemanniano “Persona e Salute” Fernando Meconi
Verso un nuovo paradigma di salute sistemica per l’infanzia.
Nei primi anni 2000, il Ministero della Salute richiamava ad una maggiore sorveglianza sanitaria le strutture mediche in Italia, al fine di porre particolare attenzione al possibile aumento delle patologie croniche in età pediatrica.
Fu un faro nelle nebbie. Ma come spesso succede, l’illuminazione durò poco e finì – di li a breve – per perdersi nei meandri della burocrazia.
Oggi, a distanza di oltre venti anni da quegli “avvertimenti”, parlare di bambini come malati cronici, non è più un’eccezione. Anzi ! È una realtà quotidiana che impensierisce, interroga, e spesso allarma.
Sempre più di frequente, i pediatri si trovano di fronte a bambini affetti da patologie che un tempo si manifestavano solo nell’età adulta della vita: allergie farmaco-resistenti, disturbi autoimmunitari, infiammazioni ricorrenti, malattie neuro-evolutive, obesità, squilibri metabolici come ipercolesterolemia, ipertensione e un’ombra crescente di sofferenza psichica.
Bambini ipertesi, figli di genitori ipertesi, e spesso nipoti di nonni ipertesi: i processi epigenetici transgenerazionali.
Come Think Tank dell’Istituto SIMOH – Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana – fummo direttamente coinvolti negli anni duemila dai warning del Ministero e ci interroghiamo da tempo su questa trasformazione silenziosa ma dirompente, che colpisce il cuore stesso della società: l’infanzia.
Lo facciamo dentro il nostro Cenacolo hahnemanniano “Persona e Salute” Fernando Meconi, luogo di confronto interdisciplinare dove medici, ricercatori, filosofi e terapeuti esplorano nuove vie per comprendere e curare la sofferenza umana.
Una realtà sottovalutata
Negli ultimi trent’anni, le malattie croniche in età pediatrica sono cresciute in modo vertiginoso.
Asma, allergie, dermatiti, disbiosi intestinali, diabete tipo 2 (il cosiddetto diabete dell’anziano), sindromi neurocomportamentali, disprassie con disturbi dello sviluppo della coordinazione, depressione, obesità: sono solo alcune delle condizioni che sempre più bambini si trovano ad affrontare sin dai primi anni di vita.
Oggi, in Italia, si stima che oltre un bambino su quattro conviva con una qualche forma di malattia cronica.
In alcune regioni del Sud, i tassi di obesità infantile superano il 30%. E le diagnosi di autismo e ADHD sono aumentate di centinaia di punti percentuali in pochi decenni. È un’epidemia silenziosa, ma robusta.
Un prezzo invisibile
Questa nuova infanzia malata ha un costo. E non vogliamo qui prendere in esame il costo economico – anche se il peso sui sistemi sanitari europei è crescente e, in prospettiva, insostenibile – ma parliamo soprattutto di costo umano, educativo, sociale. E un costo morale, pesante per tutti.
I bambini con malattie croniche fanno più fatica a crescere, a imparare, a socializzare. Richiedono attenzioni continue da parte delle famiglie e delle istituzioni. Spesso devono interrompere le attività scolastiche, affrontare terapie lunghe e invasive, assumere farmaci fin dai primi anni.
E poi ci sono i genitori: affaticati, spaventati, talvolta (o spesso) soli. E ci sono gli insegnanti, che si trovano a gestire classi sempre più complesse, con bisogni speciali e richieste educative nuove. C’è una società intera che si scopre impreparata ad accompagnare l’infanzia nel suo viaggio più naturale: crescere in salute.
Un cambiamento profondo e sistemico
La questione è ben più ampia del fare un un elenco di patologie. Si tratta di realizzare un cambiamento sistemico della condizione infantile.
Qualcosa si è, infatti, rotto negli ultimi decenni nel rapporto tra il bambino e l’ambiente, il mondo in cui cresce: la sua casa, il cibo che mangia, l’aria che respira, i suoni che ascolta, le emozioni che assorbe, il tempo che vive, i ritmi della sua esistenza.
Oggi, i bambini nascono in un contesto carico di stimoli, ma povero di radici. Povero di nutrimento vero: meno natura, meno contatto corporeo, meno relazioni autentiche, meno fiducia e per conseguenza poca, pochissima capacità di adattarsi alle difficoltà. Al contrario vivono di frequente all’interno di più schermi, più inquinanti, più stress, più regole, più parole. Più medicalizzazione precoce. Più diagnosi, ma spesso meno senso.
Bambini plusdotati: intelligenti ma troppo soli, come dice spesso Daniela Lucangeli, ricordandoci che “se non c’è lo sguardo, manca la relazione”, sottolineando come lo sguardo negli occhi crei una comunicazione profonda e trasmetta conforto e salute, aggiungiamo noi.
Tutto questo plasma l’organismo in formazione. Si, proprio l’organismo! E lo fa nei momenti più delicati: durante la gestazione, o nei primi mesi di vita, oppure (o anche) nei primi anni.
La scienza ci dice – e l’epigenetica lo conferma – che è proprio in questa finestra temporale che si pongono le basi della salute futura. La salute che quel bambino avrà o meno una volta divenuto adulto.
Il rischio che forse non vediamo
Ciò che più preoccupa ed emerge nelle nostre riflessioni, è la natura strutturale e transgenerazionale di questo problema.
Una generazione di bambini malati oggi è una generazione di adulti fragili domani. Di persone vulnerate nelle loro possibilità di vita: cittadini più dipendenti dai servizi, persone più vulnerabili, lavoratori più in difficoltà. E in una società già segnata da invecchiamento demografico, denatalità, crisi educativa e impoverimento relazionale, tutto questo rappresenta una minaccia esistenziale.
Non si tratta solo di una questione sanitaria. È una questione antropologica. Di senso. Di visione del futuro. Una questione che non va affrontata a parole o semplicemente esprimendo concetti; bensì è una questione di metodo, di approccio, di epistemologie che vanno adeguate, trasformate per colmare la mancanza di un “pensiero critico” sulla realtà della salute umana in generale e su quella dell’età pediatrica in particolare.
Si, proprio questo: recuperare ed esercitare un pensiero critico per non essere – come avrebbe detto il Murri – degli ipo-critici sulle questioni della salute e della vita umana che sono urgenti e improcrastinabili, al di là delle narrazioni più o meno scientifiche o di quelle (peggiori) del marketing sanitario con le sue rappresentazioni idilliache a livello mediatico e social.
Le nostre Università e le scuole di specializzazione medica, spesso non educano e non formano alla complessità, all’imprevedibilità e tanto meno al pensiero critico e ciò rende ancor più complicato ogni tipo di cambiamento culturale, anche nel lungo, lunghissimo periodo.
Serve un cambio di paradigma
In questo scenario, le risposte tradizionali – più farmaci, più diagnosi, più protocolli – rischiano di rincorrere il problema senza mai affrontarlo davvero. È urgente un cambio di paradigma.
Serve una medicina capace di guardare all’infanzia nella sua totalità, e nella singolarità di ogni bimbo. Una medicina che non si rivolga all’infante solo come corpo da curare, ma come persona in divenire, immersa in un ambiente fisico, emotivo e culturale e non solo.
Ecco perché nel nostro Think Tank preferiamo parlare di salute sistemica, di prevenzione profonda, di medicina della regolazione. Parliamo di ascolto, di relazione, di ecologia della vita e di scienza integrale. Di sinergie. Parliamo di riscoprire l’infanzia come territorio sacro da proteggere, nutrire, accompagnare.
La salute dei bambini è il termometro della civiltà
Non possiamo costruire una società sana su una base biologica malata. Non possiamo parlare di innovazione, sostenibilità, progresso, se perdiamo il senso più semplice e radicale della salute: il bambino che gioca, che respira bene, che cresce forte e fiducioso. È lui il primo indicatore di equilibrio di una civiltà.
E’ lui il primo motore di tutto. Se dimentichiamo, trascuriamo, avviliamo le potenzialità del bambino, il valore – anche in termini di terapia medica – dell’ex ducere, dell’educare, del tirare fuori; beh allora dimentichiamo e mortifichiamo la meravigliosa sintesi della locuzione latina in puero homo, che ha ispirato milioni di medici ed educatori in ogni parte del globo.
Rimettere al centro la salute infantile significa ripensare tutto: la scuola, l’alimentazione, l’ambiente, la medicina, la genitorialità. E soprattutto significa riconoscere che i bambini non sono il futuro: sono il presente. E che dalla loro salute di oggi dipende il nostro destino.
Consigli bibliografici e qualche riferimento scientifico
- World Health Organization (WHO). European Programme of Work 2020–2025: United Action for Better Health in Europe. WHO Europe, 2021.https://www.who.int/europe
- Istituto Superiore di Sanità (ISS). Sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE – Risultati 2022. Roma, 2023.https://www.iss.it/okkio-alla-salute
- Eurostat. Children’s health and chronic conditions in the EU. EU Health at a Glance Report, 2022.https://ec.europa.eu/eurostat
- Grajewski B, et al. Early-life environmental exposures and risk of childhood chronic disease. Pediatrics, 2021; 148(2):e2021051234.DOI: 10.1542/peds.2021-051234
- Associazione Italiana Disprassia dell’Età Evolutiva (AIDEE). Cosa è la Disprassia? Secondo il DSM-5. Nell’ICD-10. https://www.aidee.it/conoscere-la-disprassia/li>
- Prescott SL, Logan AC. The Biodiversity Hypothesis: From concept to practice. Springer, 2020.ISBN: 9783030329920
- Barouki R, et al. Developmental Origins of Health and Disease (DOHaD): Epigenetic programming and implications for policy. Environmental Health, 2018; 17(1):62.https://ehjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12940-018-0423-0
- Illich I. Nemesi medica. L’espropriazione della salute. Mondadori, 1977. Un classico della critica alla medicalizzazione della società, ancora attualissimo.
- Canguilhem G. Il normale e il patologico. Einaudi, 1998. Fondamentale per comprendere l’origine dei concetti di salute e malattia.
Comunicazione a cura di:
Centro Ricerche Salute Globale SIMOH
Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana
Via Giovanni Miani, 8 – 00154 Roma
info@omeopatiasimoh.net

“L’aumento delle malattie croniche tra bambini e adolescenti rappresenta una delle sfide sanitarie più urgenti in Europa, in quanto incide direttamente sulla qualità della vita, sull’equità sociale e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nel lungo periodo.”