Prof Antonio Negro
Antonio Negro (17 Giugno 1908 – 25 Marzo 2010), Maestro di medicina omeopatica, testimone della cultura medica italiana, fondatore della SIMOH.
Oggi, 13 giugno 2025, in occasione della Festa di Sant’Antonio di Padova la SIMOH ricorda il Prof. Antonio Negro in una giornata a Lui molto cara.
Nel quindicesimo anno dalla sua scomparsa, ricordare la figura del Professor Antonio Negro – per noi della Scuola – significa non solo onorare la memoria di un uomo di scienza e di medicina e di un indimenticabile maestro di vita, ma anche riannodare i fili di una storia culturale e spirituale che per oltre un secolo ha attraversato l’Italia del Novecento e continua a parlare al nostro presente.
Nato ad Alassio nel 1908 e scomparso a Roma nel 2010, Antonio Negro è una figura centrale della medicina italiana del secolo scorso e di questo.
Clinico di scuola accademica; pensatore sistemico, a tutto tondo, avrebbe detto Lui; innovatore e instancabile promotore della medicina omeopatica, rimanendo allievo fedele di Samuele Hahnemann nel solco disciplinare e sperimentale da lui tracciato; punto di riferimento indiscusso per il dialogo tra scienza, cultura e fede.
La sua opera si colloca in un’epoca in cui la medicina della singola persona umana, ricercava ampi e nuovi orizzonti interpretativi del vivente, e la sua voce ha saputo emergere con autorevolezza e coerenza, fondendo competenze cliniche, rigore scientifico e una visione integrale della persona umana.
Formatosi per molti decenni all’interno della robusta tradizione clinica della Scuola medica biotipologica ed endocrinologica italiana, quella di Giacinto Viola e di Nicola Pende, Antonio Negro si distinse per una straordinaria capacità di dialogo con tutte le scienze della vita: tutto ciò che ha attinenza con la vita umana e con il vivente in generale – diceva sempre nelle sue lezioni – è di competenza della medicina e quindi dell’omeopatia.
Fin dalla fine degli anni Quaranta, operò nel vivace contesto culturale della Roma accademica del dopo guerra, dove insegnava e svolgeva attività clinica.
In costante rapporto con lo Studium Urbis – l’Università “La Sapienza” di Roma – le sua vita si svolse in stretto legame con personalità scientifiche del calibro del matematico Luigi Fantappiè; del medico e storico italiano Adalberto Pazzini, fondatore dell’Istituto di Storia della medicina; del biochimico Giovanni Rossi Fanelli, scopritore della globina umana; del farmacologo Francesco Toffoli, scienziato dell’Istituto Superiore di Sanità; di Luigi Gedda, fondatore dell’Istituto Gregorio Mendel per lo studio e le ricerche di genetica medica; di Francesco Pocchiari, chimico biologo e Direttore dell’Istituto Superiore di Sanità; e di Sergio Mosso, medico, ricercatore, scienziato, docente, che fu il suo primo allievo e poi suo Assistente per quasi 60 anni.
Si può affermare che in Antonio Negro, l’apertura al pensiero sistemico; la totale adesione allo studio dei meccanismi di regolazione neuro-psico-endocrini dei processi dinamici e funzionali della fisiologia umana; la continua ricerca svolta nell’ambito delle leggi di regolazione dei sistemi viventi e la pratica della medicina omeopatica hahnemanniana come chiave di lettura della reattività individuale e del principio di similitudine, nascano proprio da questo intreccio profondo tra clinica, ricerca, filosofia della natura e visione umanistica della scienza.
Nel 1947, sulla base di questa maturazione intellettuale e clinica, certo del suo essere medico e uomo di fede, fonda a Roma l’Accademia AIMOH e la Scuola Omeopatica Italiana, che nel 1991 si trasformerà nell’Istituto SIMOH – Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana. Il primo centro medico-omeopatico in Italia ad assumere ufficialmente uno statuto no profit, coniugando insieme, in una unica attività di lavoro, sia la pratica clinica ambulatoriale, che la formazione scientifica per i medici, che la divulgazione e diffusione del pensiero scientifico.
Grazie al Prof. Antonio Negro, con la nascita della SIMOH prende forma in Italia un vero laboratorio culturale permanente, che realizza nella pratica un’esperienza medica unica, animata da una medicina clinica e sistemica che non si pone in contrapposizione alla medicina accademica, ma afferma il primato della conoscenza medica universale, quale sintesi clinica di impronta neo-ippocratica. Una visione sviluppata nella direzione della personalizzazione delle cure, dell’ascolto del malato nella sua totalità e individualità e del sostegno ai processi fisiologici di regolazione e guarigione.
Il Prof. Negro ha sempre saputo raccogliere intorno a sé una comunità scientifica e culturale densa, vasta e articolata, mantenendo rapporti di stima e collaborazione con figure di primo piano della vita intellettuale e spirituale italiana.
Con il Cardinale Giuseppe Pizzardo, ligure anche lui, già presidente dell’Azione cattolica italiana, e per anni Segretario del Sant’Uffizio e prefetto della Congregazione per i Seminari e le Università, intrattenne un rapporto di amicizia, di profondo rispetto e di reciproco interesse per i temi della formazione scientifica e umanistica del medico. Con il Cardinale Corrado Ursi a Napoli e con il Cardinale Achille Silvestrini a Roma condivise per numerosi anni momenti di riflessione sui temi della vita e della responsabilità etica della medicina; così come con il Cardinale Thomas Spidlik, grande teologo e conoscitore dell’antropologia spirituale dell’Oriente cristiano, con cui il continuo dialogo quotidiano e l’amicizia fraterna, toccò le radici filosofiche, antropologiche e simboliche della medicina e della cura.
Tra i suoi interlocutori anche figure istituzionali di particolare rilievo, tra le quali: il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che lo nominò motu proprio Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana; il Presidente Francesco Cossiga, che sempre motu proprio volle elevarlo a Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana; e il Presidente Oscar Luigi Scalfaro – di cui fu anche stimato consigliere in ambito medico – con cui condivise per molti anni l’impegno per una medicina attenta alla persona e alla dignità del malato; e soprattutto con Papa Paolo VI, che conosceva l’omeopatia e con il quale il dialogo fu improntato al comune intento di custodire una medicina ispirata al rispetto della vita e al riconoscimento della dimensione spirituale dell’essere umano. Testimone di questo incontro speciale, la Croce di San Gregorio Magno, la massima onoreficenza vaticana per un laico.
Negli anni, il profilo del Prof. Antonio Negro si arricchisce ulteriormente nella sua opera di formatore e maestro. Intorno alla SIMOH egli coltivò una scuola di medici attenti non solo alla pratica clinica, ma anche alla ricerca, allo studio della fisiologia omeodinamica, alla rilettura contemporanea dell’opera di Hahnemann.
Forte dei numerosi anni trascorsi a Napoli, nella preziosa collaborazione con la Dr.ssa Alma Rodriguez e con i medici napoletani e romani nella fondazione del Centro Studi di Medicina Omeopatica “Tommaso Cigliano”; e grazie alle collaborazioni internazionali sviluppate con la fondazione della LUIMO; il Professore – alla veneranda età di 82 anni – volle costituire il crogiolo entro cui riversare tutte le esperienze fatte ed elaborate nel tempo, in una sintesi istituzionale che chiamò SIMOH: la Scuola.
Il suo insegnamento ha sempre rifiutato le semplificazioni e le scorciatoie. Antonio Negro chiedeva rigore scientifico, studio attento e metodico dei casi clinici, apertura al confronto interdisciplinare.
Intorno a lui si è formata, in un tempo professionale molto lungo e illuminato, una comunità viva di medici, biologi, farmacologi e studiosi, profondamente influenzata dal suo pensiero e dal suo esempio.
Tra questi, un ruolo fondamentale lo ha la Professoressa Maria Letizia Salvi, farmacologa e medico, per anni primo collaboratore del biochimico e accademico Giovanni Battista Marini Bettòlo Marconi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e all’Istituto Superiore e di Rita Levi Montalcini nei lavori di purificazione del NGF, Nerve Growth Factor.
Figura di grande spessore scientifico e umano, per oltre venti anni la Prof.ssa Salvi condivide con Antonio Negro non solo l’impegno quotidiano professionale e fraterno per una medicina integrata e rigorosa, ma anche la visione di un Istituto capace di formare nuove generazioni di medici. La Prof.ssa Salvi, è infatti tra i fondatori della SIMOH nel 1991, accanto al Professor Negro e a venti giovani medici entusiasti, contribuendo in modo decisivo a plasmare il profilo culturale e scientifico dell’Istituto, di cui oggi è l’attuale stimato Presidente e Direttore sanitario.
La visione della medicina del Prof. Antonio Negro – così saldamente radicata nella tradizione omeopatica hahnemanniana e insieme aperta al dialogo con le scienze più avanzate – ha saputo, quindi, parlare alla mente e al cuore di molti.
Il Professore non era un uomo isolato, chiuso nel proprio mondo. Al contrario, Antonio Negro ha saputo costruire in modo continuativo relazioni profonde, confrontandosi con alcuni tra i più importanti nomi della medicina accademica, creare ponti dove altri vedevano divisioni.
La piccola sala d’attesa del suo studio privato all’Aventino, ogni fine settimana diveniva uno dei luoghi di incontro più importanti a Roma e non solo, per intellettuali, accademici, uomini delle istituzioni, donne e uomini di fede. In quella saletta, sono nate amicizie, relazioni, iniziative, programmi didattici e culturali e sono state elaborate visioni per il futuro.
In quella stessa saletta, nacque lo statuto della SIMOH, che trovò poi la sua giusta dimensione istituzionale e formativa all’interno di ulteriori stanze importanti Quelle in primo luogo della Università LUMSA alla Traspontina, già istituto superiore di magistero Maria Ss. Assunta promosso proprio grazie al Cardinale Pizzardo e costituito con il sostegno di Pio XII a Madre Luigia Tincani, fondatrice delle Missionarie della Scuola – Unione di Santa Caterina da Siena. E successivamente le aule delle Monastero delle Monache Camaldolesi del Convento di Sant’Antonio Abbate, sempre all’Aventino: luogo di formazione prediletto dal Prof. Antonio Negro e dalla SIMOH, anche per l’antica profonda amicizia del Professore con Don Benedetto Calati e con i suoi successori.
È in questa ricchezza di incontri, di scambi, di amicizie intellettuali e umane, che il Prof. Negro ha operato e la SIMOH – grazie a Lui – è cresciuta come un laboratorio vivo, dove la clinica si è intrecciata alla filosofia, e la scienza medica alla visione della persona umana nella sua totalità.
Tra le figure che hanno camminato più da vicino, accanto e con il Prof. Antonio Negro negli ultimi decenni, c’è stato il Professor Leonardo Antico, cardiologo e bioeticista di straordinaria levatura, fondatore della prima Unità Coronarica del Policlinico universitario “Agostino Gemelli”. Alla SIMOH ha portato non solo il rigore della medicina clinica, ma anche una visione etica profonda, contribuendo alla crescita culturale dell’Istituto con la sua parola limpida e il suo pensiero sempre lucido.
Altro compagno di viaggio prezioso, fu il Professor Corrado Olivieri Sangiacomo, neurologo e biologo dell’Università cattolica, uomo di raffinata sensibilità, che nei suoi corsi alla SIMOH di Embriologia e Biotipologia umana portava una riflessione radicale sull’unità del vivente.
Non sono, inoltre, mai mancate accanto al Prof. Negro, voci autorevoli della medicina romana universitaria. Come il Professor Lucio Zichella, già suo allievo a La Sapienza e poi medico e cattedratico che ha offerto con generosità il proprio sapere durante diverse cerimonie inaugurali dell’Istituto, portando un contributo sempre attento all’evoluzione della clinica medica omeopatica. E con lui il Professor Roberto Russo, ostetrico e ginecologo, anche lui docente a La Sapienza, che ha saputo dialogare con il mondo omeopatico con intelligenza aperta, partecipando a convegni e attività formative promosse dal Professore, nella convinzione che la medicina non debba mai smettere di ascoltare e imparare.
Queste relazioni, costruite nel tempo con passione e rispetto, testimoniano la capacità rara di Antonio Negro di far dialogare mondi diversi senza mai rinunciare alla coerenza del proprio pensiero. Per lui, alassino di nascita, la sua Roma – intellettuale, medica, spirituale – gli somigliava: contraddittoria, intensa, piena di storia, aperta alla sintesi e al futuro. E la SIMOH, oggi, continua a coltivare quel seme, con la stessa cura, lo stesso rigore, la stessa fiducia nella medicina come arte della vita.
E’ importante però affermare con forza, che l’eredità di Antonio Negro non si è mai esaurita in una testimonianza storica.
Al contrario, la sua opera vive nel lavoro quotidiano di chi porta avanti con coerenza la sua visione: una medicina fondata su principi regolativi, aperta al dialogo con le scienze della complessità, con le conoscenze più avanzate della medicina moderna – quali la medicina vibrazionale e la medicina rigenerativa. Una medicina capace di integrare in modo omogeneo saperi e strumenti diversi nel rispetto della persona umana e della sua irriducibile unicità biologica.
Il suo lascito non si riduce a una dottrina, ma si incarna in un metodo clinico, in un’attitudine etica, in una forma mentis culturale e scientifica, in una prassi terapeutica aperta e che guarda al malato come a un essere vivente in relazione, la cui salute non è mai solo un parametro biologico, ma una condizione di equilibrio dinamico, relazionale, ambientale e interiore.
Oggi, a quindici anni dalla sua scomparsa, il nome di Antonio Negro continua a essere pronunciato con profondo senso di gratitudine e rispetto da chi ne ha conosciuto l’intelligenza viva, la profondità umana e spirituale, la lucidità medico-scientifica e la passione per la verità, che lo vedeva seguace devoto e appassionato di Giuseppe Moscati: il medico Santo.
In un tempo in cui la medicina cerca con difficoltà nuove vie per superare la frammentazione specialistica e rispondere ai bisogni complessi della salute umana e dei medici, il suo esempio rimane un punto di riferimento imprescindibile.
Con quella discrezione propria solo dei grandi maestri, ha saputo seminare un pensiero e una pratica che continuano a fiorire, nel segno dell’ascolto, del rispetto e dell’integrazione tra scienza, coscienza e umanità.
Firmato: Maria Letizia Salvi, Mattia Canetta, Marco Cesarini, Serafina Mirenna, Silvana Finizio, Mariagrazia Roncalli, Ciro Canetta, Francesco Cappi, Stella Calderone, Simonetta Colasanti, Simone Mongelli, Raffaele Frascella e tutti i Medici, gli Allievi e il Personale dell’Istituto SIMOH.
Roma, 13 Giugno 2025 – Festa di Sant’Antonio da Padova
Comunicazione a cura di:
Centro Ricerche Salute Globale SIMOH
Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana
Via Giovanni Miani, 8 – 00154 Roma
info@omeopatiasimoh.net



