Gerald H. Pollack

EZ Water: exclusion-zone water.

L’acqua ha tre fasi – gassosa, liquida e solida; ma i risultati elaborati dal gruppo di scienziati diretti a Seattle dal Prof. Gerald Pollack, hanno da tempo confermato la presenza di una “quarta fase” dell’acqua sorprendentemente estesa e che si verifica a livello delle “interfacce”.

Il nome formale di questa quarta fase è acqua della “zona di esclusione”, alias Exclusive Zone Water (EZ).

Questa straordinaria scoperta ha profonde e importanti implicazioni per la chimica, la fisica e la biologia moderna.

A Seattle negli USA, presso la University of Washington, i Laboratori di ricerca diretti dal Prof. Gerald Pollack da tempo si concentrano sull’identificazione della cosiddetta “quarta fase dell’acqua”, altrimenti nota come EZ “acqua della zona di esclusione”.

L’acqua EZ ha molte applicazioni in natura e tecnologia. Tra le applicazioni naturali, i ricercatori di Seattle pongono particolare enfasi sul ruolo dell’acqua EZ nella salute, compresa la biologia cellulare. C’è anche un’enfasi sul dinamismo biologico e sull’origine della vita.

Inoltre, a partire dalle fondamentali scoperte fatte in laboratorio sono emerse diverse tecnologie, e per perseguire tali tecnologie è stata costituita una società spin-off della University of Washington chiamata 4th-Phase, Inc.

Qui di seguito una sintesi dei principali temi di ricerca dei Laboratori diretti dal prof. Pollack alla University of Washington:

 

«Si ritiene – afferma Gerald Pollack – che l’impatto delle superfici sulla fase acquosa contigua si estenda generalmente a non più di pochi strati di molecole d’acqua. Troviamo, tuttavia, che i soluti colloidali e molecolari sono profondamente “esclusi” dalla vicinanza di superfici idrofile, tenuti a distanze fino a diverse centinaia di micrometri. Tali ampie zone di “esclusione” sono state osservate in prossimità di molte superfici idrofile diverse, e molti diversi soluti sono esclusi. Pertanto, il fenomeno dell’esclusione sembra essere abbastanza generale.

Per verificare se le proprietà fisiche della zona di “esclusione” differiscono da quelle dell’acqua pura (sfusa, nel senso che le molecole si trovano libere e non legata ad esempio ad una molecola idrofilica come potrebbe essere una proteina o altro) sono stati applicati più metodi. NMR, infrarossi e birifrangenza, così come le misurazioni del potenziale elettrico, della viscosità e degli spettri UV-VIS e di assorbimento degli infrarossi, rivelano collettivamente che la “zona priva di soluto” è una fase fisicamente distinta e ordinata dell’acqua. È molto simile a un cristallo liquido. Può coesistere essenzialmente a tempo indeterminato con la fase contigua contenente il soluto. In effetti, questa zona inaspettatamente estesa rappresenta la “quarta fase” dell’acqua, a lungo postulata, considerata dagli scienziati in tempi precedenti.

L’energia responsabile della costruzione di questa zona carica e a bassa entropia proviene dalla luce. Abbiamo scoperto – aggiunge Pollack –  che l’energia radiante incidente, comprese le lunghezze d’onda UV, visibili e del vicino infrarosso, induce la crescita della zona di esclusione in modo sensibile allo spettro. L’IR è particolarmente efficace. Un’esposizione di cinque minuti alle radiazioni a 3,1 µm (corrispondente al tratto OH) provoca un aumento della larghezza della zona di esclusione fino a tre volte. Apparentemente, i fotoni incidenti causano qualche cambiamento nell’acqua pura che predispone le molecole costituenti a riorganizzare e costruire la zona di esclusione caricata e ordinata. Come ciò si verifichi è in fase di studio.

I fotoni della luce solare ordinaria, quindi, possono avere un effetto inaspettatamente potente che va oltre il semplice riscaldamento. Può essere che l’energia solare costruisca l’ordine e separi la carica tra la “zona di esclusione” in prossimità della superficie e l’acqua pura – una separazione crea efficacemente una batteria. Questa separazione di carica indotta dalla luce assomiglia al primo passo della fotosintesi. Infatti, questa azione indotta dalla luce sembrerebbe rilevante non solo per i processi fotosintetici, ma anche per tutti i regni della natura che coinvolgono l’acqua e le interfacce».

Approfondimenti:

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