Contributo dell’omeopatia alla clinica dei quadri epilettici associati a Bufo rana.
L’analisi dei dati farmacologico-patogenetici sperimentali e quelli tossicologici di Bufo rana desumibili dalla letteratura corrente in materia, suggerisce che il quadro clinico-sintomatologico in omeopatia associato a questa sostanza presenti alcune convergenze cliniche e fisiopatologiche riconoscibili con specifiche tipologie di epilessia descritte dalla neurologia contemporanea, in particolare con forme caratterizzate da:
- aura viscerale o genitale ascendente,
- crisi tonico-cloniche con perdita di coscienza,
- episodi convulsivi prevalentemente notturni,
- coinvolgimento dei circuiti limbici e neurovegetativi,
- associazione con alterazioni cognitive o comportamentali (in alcuni casi).
Queste convergenze non dimostrano in sé un’efficacia terapeutica, ma mostrano che il quadro patogenetico sperimentale attribuito al rimedio nei provings, si colloca in una zona fenomenologica ben riconoscibile della fisiopatologia epilettica, rendendo plausibile la tradizionale indicazione clinica del rimedio in alcuni quadri convulsivi.
Indicazione che, ovviamente, può – e deve – avvenire solo e esclusivamente ad opera di un medico preparato e competente in materia.

Per comprendere come si arrivi a questa conclusione è necessario partire da tre livelli di osservazione che, nella metodologia hahnemanniana sono sempre stati considerati complementari e sinergici, sia nella ricerca che nella pratica clinica:
- la tossicologia della sostanza naturale,
- la sperimentazione patogenetica su soggetti sani con sostanze ultra diluite/dinamizzate
- e l’osservazione clinica.
La secrezione cutanea dei rospi del genere Bufo, da cui deriva Bufo rana, contiene diverse molecole biologicamente attive, tra cui bufotenina e bufadienolidi.
La letteratura in campo tossicologico descrive per queste sostanze un’azione significativa sul sistema nervoso centrale e autonomo: esse possono indurre ipereccitabilità neuronale, alterazioni dello stato di coscienza, disturbi neurovegetativi e, nei casi più marcati, fenomeni convulsivi.
Non sorprende, quindi, che l’esposizione tossica a tali secrezioni sia stata associata più volte nella storia della medicina a quadri di agitazione neurologica e crisi convulsive.
Quando si esaminano le patogenesi omeopatiche classiche del rimedio, si ritrovano diversi elementi coerenti con questo stesso profilo neuro-tossicologico.
I provings e la successiva osservazione clinica descrivono quadri segnati da convulsioni con perdita di coscienza, ipersalivazione, cianosi e movimenti tonico-clonici, spesso preceduti da una sensazione particolare: un’aura che nasce nella regione addominale o genitale e sembra risalire verso il torace e la testa prima dell’insorgenza della crisi.
Queste descrizioni presentano un notevole interesse dal punto di vista neurologico, perché un’aura viscerale ascendente rappresenta una delle manifestazioni più tipiche delle epilessie focali a origine temporo-limbica.
In queste forme, classificate dalla International League Against Epilepsy tra le epilessie focali del lobo temporale, l’attivazione epilettica coinvolge strutture profonde come l’ippocampo e l’amigdala, regioni strettamente connesse alla percezione viscerale e alle risposte emotive e autonomiche.
Un secondo elemento di convergenza riguarda la natura delle crisi convulsive descritte.
Le patogenesi sperimentale di Bufo rana parlano di episodi con perdita di coscienza e convulsioni generalizzate accompagnate da segni vegetativi marcati. Dal punto di vista neurologico, queste caratteristiche coincidono con il quadro delle crisi tonico-cloniche generalizzate, nelle quali l’attività epilettica si diffonde rapidamente ai circuiti talamo-corticali producendo una scarica bilaterale che coinvolge l’intero organismo.
Un ulteriore aspetto interessante è la ricorrenza delle crisi durante il sonno. Nella materia medica del rimedio si trovano numerosi riferimenti a convulsioni che compaiono prevalentemente nelle ore notturne o durante il sonno profondo.
Anche questo dato trova un parallelo nella neurologia clinica: diverse forme epilettiche, tra cui alcune epilessie frontali notturne e alcune crisi tonico-cloniche generalizzate del sonno, presentano una marcata predilezione per le fasi di sonno, in relazione alle dinamiche dei circuiti talamo-corticali che regolano il ritmo sonno-veglia.
Particolarmente peculiare è poi il riferimento – presente in letteratura in alcune descrizioni patogenetiche – a crisi convulsive associate a eccitazione sessuale o a stimolazione genitale. Sebbene tali fenomeni siano rari, la neurologia riconosce l’esistenza di epilessie riflesse in cui specifici stimoli sensoriali o autonomici possono scatenare una crisi. Tra queste sono state descritte anche epilessie orgasmiche o associate alla stimolazione genitale, che coinvolgono circuiti limbici e ipotalamici responsabili dell’integrazione tra funzione sessuale, risposta emotiva e regolazione autonomica.
Infine, la materia medica del rimedio riporta limitatamente ad alcuni casi, una possibile associazione tra convulsioni e disturbi cognitivi o comportamentali, come rallentamento mentale o difficoltà di controllo degli impulsi. Anche questa combinazione è ben nota nella neurologia delle epilessie sintomatiche associate a encefalopatie dello sviluppo, dove le crisi convulsive si accompagnano a deficit neuro-cognitivi legati ad alterazioni diffuse dei circuiti corticali.
Considerati nel loro insieme, questi elementi delineano una convergenza interessante tra tre livelli di osservazione: i dati tossicologici delle secrezioni di rospo, i segni patogenetici sperimentali attribuiti al rimedio e alcune forme epilettiche caratterizzate dal coinvolgimento dei circuiti limbici, autonomici e talamo-corticali.
In questa prospettiva il quadro patogenetico di Bufo rana non appare come una descrizione arbitraria, bensì costituisce la rappresentazione fenomenologica di un modello di ipereccitabilità neuro-limbica che trova analogie riconoscibili nella fisiopatologia di specifiche epilessie.
La conclusione che si può trarre da questa breve analisi è, quindi, prudente ma significativa: la tradizionale indicazione clinica del rimedio nei quadri convulsivi non deriva semplicemente da una analogia superficiale, ma da una convergenza osservabile tra tossicologia, patogenesi e semeiologia neurologica, che rende comprensibile, almeno sul piano fenomenologico e fisiopatologico, l’associazione proposta dalla medicina omeopatica nella clinica medica.
F.to Equipe Istituto SIMOH
Comunicazione a cura di:
Centro Ricerche Salute Globale SIMOH
Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana
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