Verso una medicina della complessità.

Dalle alte diluizioni alla regolazione sinergica.

Viviamo un tempo in cui la medicina, come molte altre discipline scientifiche, è chiamata a ripensarsi in modo forse radicale .

Il tema non è affatto nuovo.

In tempi meno recenti, nella seconda metà del secolo scorso, un forte segnale di indirizzo era stato già lanciato dal Prof. Luigi Gedda, illustre medico italiano, Presidente dell’Azione Cattolica nel primo dopoguerra, che in più occasioni a gran voce aveva posto in risalto “la criticità di una medicina moderna che rischia di ammalarsi quando perde la sua dimensione etica e sociale …”; ed esprimeva preoccupazioni riguardo ad una “possibile deriva tecnocratica e alla mercificazione della medicina”; sottolineando l’urgenza di mantenere un equilibrio tra scienza, etica e umanità nella pratica medica”.

Risale, poi, al 1959 il forte richiamo al rinnovamento della medicina, affidato all’opera di due importanti medici italiani entrambi sassaresi: Severino Delogu e Giovanni Berlinguer. Il primo, che sarà docente di igiene, saggista, divulgatore scientifico, impegnato in politica; il secondo, docente di medicina sociale e fisiologia, uomo politico e delle istituzioni: i quali avevano pubblicato un loro significativo lavoro dal titolo “La Medicina è Malata”.

Proprio questo stesso tema – La Medicina è Malata – fu poi ripreso, tra gli altri, anche dalla SIMOH nel novembre del 2005, con un Convegno organizzato ad hoc a Roma, al Foro Romano, in occasione della 59° Seduta inaugurale dell’Anno Accademico di Studi Hahnemanniani e con la partecipazione di illustri medici e ricercatori italiani. Tra questi, il medico-clinico e bioeticista dell’Università Cattolica di Roma – il Prof. Leonardo Antico – che nei suoi interventi confermava : “la medicina è malata”, sottolineando “non di una malattia irreversibile, ma piuttosto di una auxopatia. Una auxopatia della medicina, cioè una malattia di crescenza dopo anni di progresso …”, quindi individuando “uno squilibrio nello sviluppo, una patologia temporanea ma non meno un periodo di profonda crisi …”

Oggi, le grandi sfide della nostra epoca – dalle malattie croniche degenerative all’invecchiamento, dall’inquinamento ambientale al disagio psico-emotivo, fino alla ingravescente infertilità e alla sterilità individuale e di coppia, ecc. – ci obbligano ad ulteriori letture rispetto a quelle del passato, soprattutto con la finalità pratica di superare visioni frammentate dell’essere umano e quindi della cura.

Se nel passato, infatti, la soluzioni positive potevano essere affidate solo alla riduzione degli sprechi e alla restituzione ai cittadini della competenza nella gestione della propria salute, oppure era in qualche modo sufficiente richiamare il medico – in un periodo di iniziale forte progresso tecnologico – alla necessità di recuperare un maggior tempo da dedicare al malato; oggi, al contrario, è necessario fare molto di più, operando al fine di ripensare in toto lo stesso paradigma positivista della medicina moderna, spostando il baricentro dell’analisi dalla malattia all’unicità del malato valutato in quanto tale e diverso da qualsiasi altro paziente, sebbene portatore della medesima patologia.

Questo è quanto affermato ad es. dal Prof. Ivan Cavicchi nel 2017, nel corso di un altro importante Convegno di studi SIMOH sul tema: “Ripensare la Medicina: il Paradigma Regressivo”.

Per Cavicchi “la medicina è ad un punto di non ritorno rispetto al quale o si fa il salto nel neo-ippocratismo, quindi si evolve, oppure si sprofonda sempre più nella medicina amministrata, quindi si degenera”.

Torna in mente il concetto “dell’ascolto” di tutta la persona, momento fondamentale a cui bisogna essere formati nell’università, sottolineava il Prof. Antonio Negro, fondatore della SIMOH. Ascolto di quella singola irripetibile persona umana, come già il grande clinico italiano Augusto Murri chiaramente indicò : “… l’indicazione del rimedio nasce in noi dopo che abbiamo fatto l’analisi del malato , non dopo che abbiamo dato un nome collettivo al processo che l’affligge …”.

È qui che nella nostra analisi prende corpo una nuova prospettiva: la cosiddetta medicina dei sistemi.

Questa visione, antica e modernissima ad un tempo, parte dal considerare il corpo non come un composto di parti, non come un insieme di pezzi da aggiustare; bensì come un sistema complesso, integrato, costituito, in costante comunicazione con se stesso e con l’ambiente. Ogni organo, tessuto, molecola è parte di una rete biologica dinamica fatta di segnali, adattamenti, risposte, lette in modo unitario, quand’anche esse possano essere tra di loro sinergiche, antagoniste o altro.

E’ il passaggio concreto da una medicina che considera la malattia come un fenomeno deterministico e lineare, in cui si cerca una causa univoca e un intervento specifico; ad una medicina che riconosce il malato nella sua interezza, dando valore alla complessità della malattia e all’interazione di fattori biologici, sociali e culturali.

Una nuova prospettiva che richiede un approccio più sinergico, integrato e personalizzato, e che tiene conto della unicità di ogni paziente, malato o sano che sia, e del contesto in cui vive. Che riconosce la complessità biologica, sociale e culturale della malattia, per una riforma epistemologica della medicina in chiave umanistica, sistemica e pluralista

La malattia non più vista solo come un “malfunzionamento” locale, ma come un’espressione di uno squilibrio dell’intero sistema neuro-psico-endocrino-immunologico-epigenetico ecc. individuale. E la cura, di conseguenza, diventa un processo di regolazione e riequilibrio, non di semplice soppressione del sintomo.

All’interno di questa visione medica si possono inserire approcci terapeutici innovativi, come la Low Dose Therapy, ad esempio.

Si tratta dell’uso di sostanze biologiche attive – citochine, ormoni, neuropeptidi – in dosi molto basse, simili a quelle fisiologiche, che non agiscono con forza chimica, ma con “intelligenza” regolativa.

Anche qui, l’obiettivo non è bloccare un processo, ma aiutarlo a ritrovare il suo ritmo funzionale.

Questo è particolarmente importante nei processi infiammatori cronici, dove la soppressione può peggiorare il quadro nel lungo termine.

Ecco l’importanza dell’uso sia delle dosi basse, sia della ultra low dose e delle alte diluizioni dinamizzate. Terapie mirate, sistemiche che a vario livello e con peculiarità diverse possono risvegliare in termini fisiologici la capacità del corpo di autoripararsi.

Questa logica si pone storicamente proprio all’interno di quel più ampio percorso sperimentale che costituisce l’esperienza della medicina omeopatica di Samuele Hahnemann. Disciplina spesso fraintesa ad una osservazione superficiale e puramente riduzionista, ma sorprendentemente attuale, moderna e prospettica se osservata con occhi clinici e sperimentali moderni.

Le alte diluizioni dinamizzate utilizzate in omeopatia non agiscono per quantità di principio attivo, ma per qualità dell’informazione trasmessa.

Secondo le ipotesi biofisiche, oggetto di continua ricerca, l’acqua potrebbe conservare quella che con linguaggio giornalistico è stata impropriamente definita una sorta di “memoria” del principio originario, modificando il proprio stato strutturale ed elettromagnetico. Ma la ricerca scientifica in questo settore è aperta e in evoluzione . È un campo estremamente avanzato della scienza moderna, che incrocia i dati della fisica quantistica, la teoria dei sistemi complessi, la biologia dell’informazione, la fisica dell’acqua, il mondo delle nanoparticelle.

Una caratteristica peculiare dell’omeopatia è la sperimentazione sull’uomo sano, chiamata proving.

A differenza della farmacologia convenzionale, che testa le molecole su malati o su modelli animali, qui si somministra una sostanza altamente diluita e dinamizzata a soggetti sani, per osservare in modo sperimentale cosa accada. È un approccio radicalmente diverso, perché parte dall’esperienza soggettiva, per arrivare a quadri sintomatologici patogenetici oggettivati in più soggetti, e può offrire intuizioni profonde sulla reattività fisiologica sistemica individuale e sulle risposte del sistema vivente a stimoli minimi. Si tratta, in un certo senso, di una forma di ricerca medico-scientifica sviluppata nell’ambito della medicina personalizzata in modo antesignano, precorrendo (di molto ..)  i tempi,  considerando che il primo modello sperimentale in questo settore è stato codificato oltre 200 anni fa .

Tutto questo si collega a una visione della salute unitaria, clinico-correlazionistica, neo-ippocratica, che non si limita alla malattia o all’assenza di malattia, ma accompagna e segue l’intero ciclo della vita: nascere, crescere, ammalarsi, rimanere sani.

La prevenzione, in questa ottica, non è solo screening e diagnosi precoce, ma educazione biologica e ambientale, continuo “esercizio” biologico individuale, finalizzato secondo un percorso personalizzato, un sostegno ai processi vitali nel rispetto dei ritmi individuali ed epigenetici.

Significa contribuire a costituire o ricostituire le condizioni fisiologiche – in senso ampio del termine – affinché l’organismo resti nella sua zona di equilibrio, nella sua omeostasi dinamica in continua evoluzione.

Questa medicina, che alcuni chiamano medicina regolativa o medicina sistemica, si inserisce nel più ampio contesto della scienza della complessità. Qui non ci sono più risposte semplici o lineari, ma reti, feedback, adattamenti, sinergie. Le leggi della fisica classica lasciano il passo a quelle dei sistemi non lineari, della teoria del caos, delle interazioni deboli ma persistenti. In questo senso, le alte diluizioni e le terapie a basso dosaggio trovano uno spazio legittimo e promettente, e con potenzialità ancora in gran parte da esplorare.

La biofisica, infine, ci offre strumenti e linguaggi nuovi per comprendere questi fenomeni. Studi recenti sull’acqua, sui campi elettromagnetici deboli, sulla coerenza quantistica nei sistemi biologici, sulle nanoparticelle, stanno aprendo scenari impensabili fino a pochi anni fa. Non si tratta di magia o superstizione, ma di un cambio di paradigma: il passaggio da una medicina della forza chimica a quello di una medicina della risonanza, dell’informazione, dell’equilibrio dinamico, della continua capacità di adattarsi il più possibile ai cambiamenti.

La sfida oggi è culturale prima ancora che scientifica. Si tratta di imparare a pensare in modo complesso, a cogliere potenziali sinergie, a integrare, a non escludere. Si tratta di costruire ponti, visioni unitarie e conoscenze omogenee all’interno di discipline diverse, tra saperi, tra mondi della conoscenza apparentemente lontani.

Nulla di facile, ma tutto di possibile.

Solo così potremo dare forma a una medicina del futuro che sia davvero al servizio della vita, della salute, della singola persona umana unica e irripetibile e non di un malato teorico e standardizzato che nella realtà della vita non esiste.

Firmato: Simoh – Scuola Italiana Medicina Omeopatica Hahnemanniana ONLUS

Roma, 5 Giugno 2025
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Un po’ di Bibliografia utile:

1. Medicina dei sistemi e scienza della complessità
• A. Loscalzo, I. Barabási, E. Silverman (2007). Network medicine: a network-based approach to human disease. Nature Reviews Genetics, 8(8): 613–625.
➤ Una delle pubblicazioni fondative della network medicine, applicazione della teoria dei sistemi complessi alla fisiopatologia.
• Topol, E. (2019). Deep Medicine: How Artificial Intelligence Can Make Healthcare Human Again. Basic Books.
➤ Visione integrata tra biologia dei sistemi, intelligenza artificiale e medicina centrata sulla persona.
• Morin, E. (1990). Introduzione al pensiero complesso. Sperling & Kupfer.
➤ Opera di riferimento per comprendere il paradigma sistemico e la complessità.

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2. Low Dose Medicine e bioregolazione
• Guarini, M.P., Bottaccioli F., et al. (2014). Low dose medicine: the regulatory role of signaling molecules in homeopathy and integrative medicine. Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, Volume 2014, Article ID 604964.
➤ Uno studio di sintesi sulla low dose medicine con basi molecolari e cliniche.
• Bottaccioli, F. et al. (2020). Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata. Edra.
➤ Testo accademico che integra PNEI, medicina sistemica e approcci terapeutici regolativi.
• GUNA S.p.A. (Italia). Documentazione su studi preclinici e clinici relativi a low dose cytokines approvati come medicinali omeopatici secondo la direttiva 2001/83/CE.

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3. Omeopatia e alte diluizioni – evidenze e modelli teorici
• Bellavite, L., Marzotto, M., Olioso, D. et al. (2015). High-dilution effects revisited: fundamental research and clinical studies. Homeopathy, 104(4), 229-248.
➤ Revisione su studi sperimentali e clinici sulle alte diluizioni.
• Montagnier, L., Aïssa, J., Ferris, S., Montagnier, J.L., Lavallée, C. (2009). Electromagnetic signals are produced by aqueous nanostructures derived from bacterial DNA sequences. Interdisciplinary Sciences: Computational Life Sciences, 1(2), 81–90.
➤ Studio celebre sui segnali elettromagnetici emessi da alte diluizioni di DNA.
• Baumgartner, S., Thurneysen, A., et al. (2021). Systematic review of homeopathic basic research – 2015–2020. Homeopathy, 110(3), 167-180.
➤ Una delle revisioni sistematiche più recenti sugli studi fondamentali in omeopatia.

• Dei A. (2017). Molecular models of water memory in homeopathy. Homeopathy, 106(2), 87–96.
➤ Contributo di chimica teorica e computazionale che propone un modello molecolare coerente con l’ipotesi della “memoria dell’acqua”.

• Bellare J.R., Upadhyay R.P., Nayak C. et al. (2015). Extreme homeopathic dilutions retain starting materials: A nanoparticulate perspective. Homeopathy, 104(4), 264–270.
➤ Studio su nanoparticelle rilevate in diluizioni omeopatiche ultra-molecolari mediante microscopia elettronica e spettroscopia.
• Calabrese E.J. (2018). Hormesis: why it is important to biomedicine and toxicology. Environmental Research, 164, 463–470.
➤ Il padre del concetto moderno di ormesi. Mostra come basse dosi di sostanze tossiche possano avere effetti benefici: concetto ponte tra farmacologia convenzionale e approcci regolativi come l’omeopatia.

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4. Biofisica dell’acqua e dinamiche informazionali
• Del Giudice, E., Tedeschi, A. (2009). Water and the autocatalysis in living matter. Electromagnetic Biology and Medicine, 28(1), 46–52.
➤ Riflessioni sul ruolo dell’acqua come mediatore informazionale nei sistemi viventi.
• Preparata, G. (1995). QED and the man-made water structure. World Scientific.
➤ Fondamenti teorici sulla coerenza quantistica dell’acqua.
• Zheng, J.M., Pollack, G.H. (2003). Long-range forces extending from polymer-gel surfaces. Physical Review E, 68, 031408.
➤ Evidenze sperimentali sull’“exclusion zone” dell’acqua: una fase ordinata con proprietà biofisiche peculiari.
• De Ninno A., Congiu Castellano A., et al. (2018). The experimental evidence of a new phase of water: The Exclusion Zone. International Journal of Molecular Sciences, 19(5), 1373.
➤ Contributo italiano molto citato sulla caratterizzazione biofisica dell’“EZ water” in condizioni ambientali.
• De Ninno A. (2021). Liquid water: A delicate balance of interactions. Water, 12, 88.
➤ Approfondimento teorico sulle strutture dinamiche dell’acqua e loro potenziale implicazione in sistemi biologici e informazionali.

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5. Riferimenti istituzionali
• Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
• Traditional Medicine Strategy 2014–2023
➤ Documento ufficiale che include l’omeopatia tra le pratiche di medicina tradizionale da regolamentare e studiare.
• EUROCAM (European Complementary and Alternative Medicine stakeholders group)
➤ Promuove l’integrazione di approcci regolativi come omeopatia e low dose medicine nella sanità europea.
Sito: https://cam-europe.eu
• Programma Horizon Europe (2021–2027)
➤ Tra i temi finanziati: medicina personalizzata, sistemi dinamici, approcci non convenzionali per la salute integrata.

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Approfondimenti interdisciplinari consigliati
• Bizzarri, M. (2017). Sistemi viventi e approccio sistemico. Verso una nuova biologia. Armando Editore.
• Capra, F., Luisi, P.L. (2016). Vita e Natura. Una visione sistemica. Aboca Edizioni.
• Barile, S., Saviano, M. (2022). Healthcare and Complexity: toward a systemic approach to health. Springer

 

Comunicazione a cura di:
Centro di Salute Globale SIMOH
Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana
Via Giovanni Miani, 8 – 00154 Roma
www.omeopatiasimoh.org – info@omeopatiasimoh.net ;