Nell’ottavo anniversario dalla scomparsa, l’Istituto Omeopatico SIMOH ricorda il Cardinale Tomas Spidlik, un grande maestro dello spirito.

Cardinale Tomas Spidlik

Cardinale Tomas Spidlik

Lunedì 16 Aprile 2018 ricorre l’ottavo anniversario dalla scomparsa di Sua Eminenza il Cardinale Tomas Spidlik S.J. (1919 – 2010), uno dei massimi conoscitori della spiritualità Orientale cristiana,  un testimone della cultura del Novecento, un grande maestro della cui esperienza e guida la Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana si è onorata per molti anni.

Il Cardinale Tomas Spidlik, insigne Gesuita, amatissimo Padre spirituale, è considerato tra i massimi esperti della spiritualità dell’Oriente cristiano ed è stato e rimane tutt’oggi un punto di riferimento imprescindibile per la Scuola medica omeopatica Italiana, sia per la sapiente guida spirituale impartita per anni ai medici dell’Istituto omeopatico italiano fondato dal prof. Antonio Negro (1908 – 2010), sia per gli insegnamenti teologici trasmessi all’interno dei Corsi di formazione in medicina omeopatica hahnemanniana a moltissimi allievi-medici, attraverso l’insegnamento di “Omeopatia Antropologica” del quale è stato ideatore e titolare.

Per oltre 15 anni Padre Spidlik ha animato in modo continuativo e in profonda comunione di intenti e di valori con il Prof. Antonio Negro le attività dell’Istituto Omeopatico SIMOH, promuovendo in campo medico una visione etico-scientifica capace di porre al centro dei proprio operato la persona umana unica ed irripetibile, attraverso la valorizzazione del primato della vita e delle relazioni personali, quale reale dimensione del singolo individuo umano-divino e luogo privilegiato a partire dal quale sviluppare ogni reale atto terapeutico singolarmente personalizzato.

Nato il 17 dicembre 1919 a Boskovice, in Moravia, nell’attuale Repubblica Ceca, Padre Tomas Spidlik ha vissuto interamente il dramma della sua terra.  

Iscrittosi nel 1938 alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Brno, nel 1940, dopo la chiusura delle Università avvenuta in seguito all’occupazione nazista del 1939, entra nel noviziato dei gesuiti a Benesov, presso Praga e  nel 1942, dopo che  la sede del noviziato è occupata dai nazisti, si trasferisce a Velehrad, in Moravia, nella cui cattedrale è venerato il sepolcro di san Metodio, fratello di san Cirillo, come lui apostolo degli Slavi.images spidlik

I suoi studi filosofici sono interrotti più volte a causa dei lavori forzati, imposti prima dai soldati tedeschi, poi dai soldati romeni, quindi dai russi.

Tra il 1945 e il 1946 è prefetto nel liceo di Velehrad, dove insegna le lingue ceca e russa.

Finita la guerra è inviato in Olanda, a Maastricht per gli studi teologici e il 22 agosto 1949 è ordinato sacerdote.

Nel 1951 è chiamato a Roma alla Radio Vaticana dove rimarrà come collaboratore stabile fino alla morte.

Negli anni le sue omelie domenicali in lingua ceca sono state puntualmente ascoltate oltre la cortina di ferro diventando per tanti sacerdoti punto di riferimento importante, mentre erano costretti a vivere sotto il dominio comunista.

Sempre nello stesso anno è nominato a Roma direttore spirituale del Pontificio Collegio Nepomuceno, l’antico Collegio Boemo, incarico che ha ricoperto per 38 anni (1951-1989).

I numerosi impegni non gli impediscono di essere un uomo di studio, tanto da essere considerato uno dei massimi conoscitori della spiritualità dell’Oriente cristiano.

spidlik_nepomucenumDivenuto docente universitario, insegna a Roma al Pontificio Istituto Orientale (per tre anni è decano della facoltà delle scienze orientali), e tieni corsi alla Pontificia Università Gregoriana, al Teresianum al Regina Mundi e in varie parti del mondo.

Dà avvio così a una grande opera studio, di arricchimento culturale e di divulgazione, fortemente sostenuta dalla sua formidabile capacità di comunicazione, dalla sua profonda umanità, dal saper cogliere le domande dell’uomo di oggi, evocandole ancor prima che fossero formulate.

Un frutto visibile di questo suo impegno è il Centro Studi Ezio Aletti da lui fondato e inaugurato nel 1993 raccogliendo la sfida lanciata da Giovanni Paolo II di “un’Europa a due polmoni”.

A tutt’oggi il Centro Aletti, diretto dal gesuita Marko Ivan Rupnik, promuove e mette in comunicazione studiosi e artisti cristiani di Oriente e Occidente.

Nel 1993 la Società di Studi Bizantini di Pietroburgo lo nomina membro onorario e l’anno dopo la città di Troyes (Francia) gli conferisce la cittadinanza onoraria.

Nel 1997 riceve la laurea honoris causa dall’Università di Cluj in Romania, e un dottorato honoris causa gli è conferito dall’Università di Olomouc (Moravia) e da quella di Praga.

Sono 140 i suoi libri tradotti in tutto il mondo e più di 600 gli articoli. I suoi numerosi studi si occupano prevalentemente della spiritualità delle Chiese d’Oriente ma sono conosciuti anche i suoi libro di taglio più di pastorale.

Nel concistoro del 21 ottobre 2003, Giovanni Paolo II lo crea e pubblica Cardinale Diacono di Sant’Agata dei Goti e il 18 aprile 2005 predica ai cardinali riuniti nella cappella Sistina per il conclave che ha eletto Benedetto XVI.

Il Cardinale Spidlik tra il Sen. Oscar Luigi Scàlfaro e il Cardinale Achille Silvestrini - Istituto SIMOH 2004

Il Cardinale Spidlik tra il Sen. Oscar Luigi Scàlfaro e il Cardinale Achille Silvestrini – Istituto SIMOH 2004

Papa Benedetto XVI volle rinnovare la sua stima nei suoi confronti presiedendo il 17 dicembre 2009 una Messa di ringraziamento per i suoi 90 anni.

Il Cardinale Spidlik muore a Roma, la sera del 16 Aprile 2010. Le esequie vengono celebrate nella basilica Vaticana dal Cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio e al termine della celebrazione eucaristica, papa Benedetto XVI ha presieduto il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio

Il Cardinale Spidlík è sepolto a Velehrad in Moravia, luogo a lui particolarmente caro perché legato all’evangelizzazione dei Santi Cirillo e Metodio e crocevia di popoli e culture.

Prof. A. Negro e Cardinale T. Spidlik Inaugurazione Corsi SIMOH AA 2003/2004

Prof. A. Negro e Cardinale T. Spidlik
Inaugurazione Corsi SIMOH AA 2003/2004

Al Cardinale Tomas Spidlik si devono anche molte delle iniziative organizzate negli ultimi venti anni dalla Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana, non ultimo il Seminario Permanente di Studio su ”Medicina Omeopatica e Spiritualità”, da Lui promosso e sviluppato attraverso l’insegnamento fino al Febbraio 2010.

Il Cardinale Tomas Spidlik attraverso la sua preziosa opera, ha insegnato ai medici, suoi allievi, la necessità di ricostituire la scissione tra vita e pensiero, perché non ci può essere alcuna distanza tra ciò che si insegna e ciò che si vive e ciò che si pratica nella propria vita professionale.  Così come non ci può essere distanza tra “il teologo” e “il credente” e non è possibile che si parli di Dio senza che si parli dell’uomo.

Si parla di Dio perché si parla dell’uomo, e chi parla di Dio – il teologo – parla di se stesso, parla della sua esperienza di Dio.

Distinguere tra teologia e spiritualità talora fino a separarle, porta al rischio di poter avere un filosofo che scrive sul nulla, un teologo non credente, o un credente immerso in una spiritualità non teologica, autonoma, fai-da-te.

L’Oriente cristiano insiste tanto sul dogma, perché è ciò che ognuno è chiamato personalmente a far risplendere, a vivere, a manifestare. Nell’ambito di un pensiero occidentale che si dibatte ancora in queste scissioni, occorre, quindi, valorizzare un pensiero alimentato da una teologia e verificato dalla vita.

Così come nell’ambito della Chiesa per un orientale va ricercato l’esempio di unità tra filosofia, teologia e spiritualità, così il medico deve recuperare una visione integrale sulla vita, che possa comprendere, oltre agli studi di pertinenza, anche la teologia, la  spiritualità, l’arte, la cultura e altri aspetti della vita.

Il Prof. Negro con il Cardinale Thomas Spidlik

Il Prof. Negro con il Cardinale Thomas Spidlik

Il Cardinale Tomas Spidlik ed il Prof. Antonio Negro concordavano sul fatto che non è possibile avvicinarsi alla persona umana allo stesso modo in cui si è abituati a conoscere le cose, ossia solo attraverso le scienze che della persona umana hanno per oggetto di studio la natura, le nature.

Trattare esclusivamente come cose le realtà viventi e personali è una oggettivazione che può essere pericolosa.

Per la medicina moderna è, quindi, necessario compiere un salto qualitativo fondamentale, riuscendo a distinguere tra la natura delle cose umane e la persona umana.

Uscire da una concezione impersonale della vita, per aprirsi, invece, ad una nuova visione, ad un nuovo modo di pensare in cui le persone trovino anche in campo medico il luogo che appartiene loro. 

Una nuova logica del malato, studiato, compreso e curato nella originalità della sua personale malattia, così da concettualizzare in termini sia clinici che terapeutici una individualità biologica personale, acquisita ed ereditaria, legata  alla storia di una vita.

“Ben lungi dall’essere la persona una parte dell’universo – come dice N. Berdiaeff – è invece l’universo che è una parte, una dimensione della persona che essa qualifica”.